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Leishmaniosi: di cosa si tratta?

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La leishmaniosi è una malattia a trasmissione vettoriale, provocata da un protozoo appartenente al genere Leishmania. Colpisce prevalentemente il cane e alcune specie selvatiche, ma si tratta di una zoonosi, ovvero di una malattia trasmissibile anche all’uomo.

Come si trasmette?

La trasmissione non è di tipo diretto, ma richiede l’intervento di un vettore: il flebotomo, comunemente detto anche pappatacio, un insetto simile a una piccola zanzara, attivo prevalentemente nelle zone costiere e in orario crepuscolare. Questo compie il pasto di sangue su un animale infetto, la Leishmania si sviluppa al suo interno e al successivo morso viene inoculata in un altro animale, che può così infettarsi.
In assenza del flebotomo, il parassita non può essere trasmesso e non può completare il suo ciclo, pertanto la vicinanza o il contatto con un animale infetto è irrilevante per il rischio di trasmissione.

Quali sono i sintomi?

Non sempre un animale positivo manifesta i sintomi, ma può comunque trasmettere la malattia. Quando compaiono, i sintomi sono estremamente vari e non sempre specifici. Spesso si manifesta inizialmente con forme cutanee, quali dermatite secca con forfora, alopecia e ulcere, dolori articolari e perdita di peso, debolezza, ipercheratosi. In altri animali o con il progredire della malattia, possono comparire anche danni a livello renale e altre alterazioni viscerali.

Diagnosi e prevenzione

Molto importante è la diagnosi precoce, che permette la corretta gestione dei sintomi e il rallentamento della progressione della malattia. La diagnosi si effettua attraverso test specifici da effettuare sul sangue. Esistono test rapidi, spesso effettuabili direttamente in ambulatorio, che rilevano la presenza di anticorpi, ovvero ci dicono se l’animale è entrato in contatto con Leishmania. In caso di esito positivo, è opportuno approfondire la diagnostica, per poter accertare la presenza del parassita.
Non è possibile la guarigione dalla malattia, ma i sintomi possono essere mantenuti sotto controllo mediante terapia specifica. Se non diagnosticata e trattata tempestivamente, la malattia è solitamente letale.
Da qui deriva l’importanza della prevenzione, sia per i cani che vivono in zone endemiche, che per i frequentatori di aree in cui la malattia è diffusa. Va però specificato che, se fino ad alcuni anni fa potevamo considerare alcune zone praticamente indenni, a causa dei cambiamenti climatici questo non è più possibile.
La profilassi si effettua mediante applicazione di repellenti, in forma di collari o spot on, che tengano lontano il flebotomo. Esistono in commercio anche dei vaccini, che possono essere caldamente consigliati in animali a rischio, ma che è opportuno associare comunque ad un repellente.

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